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Giuseppe Culicchia - La Stampa - 7 luglio 1999

FAVOLOSA: lunedì sera Torino è stata per un paio d'ore una città favolosa, bastava oltrepassare corso Regina Margherita e il Cottolengo ed entrare in un vecchio cimitero in via San Pietro in Vincoli e sedersi di fronte a un palco illuminato o sdraiarsi sull'erba, circondati dal porticato dove è ancora possibile imbattersi in antiche lapidi funebri, e ascoltare.

Sul palco, tre russi incontratisi a Londra suonavano musica zingara in stivali di cuoio, casacche rosse e pantaloni neri, e forse in mille noi torinesi ce ne stavamo incantati sotto un cielo carico di nuvole dalle quali piovevano zanzare del Danubio, mentre note malinconiche e dolci profumavano l'aria e mettevano addosso a tutti una gran voglia di ballare e battere le mani e lasciarsi andare, anche se nessuno lo faceva, perchè un conto è essere zingari e un altro è ascoltare musica da zingari, e le note altissime o abissali passavano da un violino a una chitarra a un altro violino e poi facevano il percorso inverso accelerando sempre più, accompagnate da voci che cantavano le parole dell'ultimo vero popolo d'Europa, parole malinconiche e dolci come le note, passate attraverso villaggi ungheresi, romeni, jugoslavi, austriaci, greci, tedeschi, francesi, polacchi, cechi, secoli di scorribande e traffici e caffè turco e persecuzioni, e ad un tratto una famiglia Rom è apparsa in mezzo al prato e finalmente qualcuno poteva ballare e battere le mani e lasciarsi andare: per un pugno di canzoni meravigliose, tutto dimenticato, baracche senza luce o senz'acqua, donne ai semafori, bambini mandati a rubare. Per un pugno di canzoni meravigliose le donne hanno riso mostrando felici i loro denti d'oro e gli uomini hanno ballato e i bambini hanno guardato curiosi tutti quegli stranieri intorno a loro che non ballavano e non battevano le mani e non si lasciavano andare, ed essendo bambini, e perciò ingenui anche se in grado di guidare Mercedes, si chiedevano com'era possibile che ascoltando quella musica inebriante tutti quegli stranieri se ne stessero immobili sulle loro sedie o sdraiati sulle loro coperte, e poi però la musica dei Loyko, i tre russi in stivali e casacche e pantaloni, ha preso il sopravvento. Allora anche noi torinesi ci siamo messi a ballare (be', quasi) e a battere le mani e ci siamo lasciati andare, e i due violini si palleggiavano le note e la chitarra al centro cercava di acchiapparle e le donne zingare danzavano e tutti ridevano perchè la musica zingara era meravigliosa e stupenda: erano secoli che Torino non era così favolosa, chi si sarebbe potuto aspettare una trasformazione simile ad opera di Sergei, Oleg e Vadim, i tre russi sul palco, e grazie alla loro musica zingara? Torino continuerà a trasformarsi in una favola per qualche altra sera: andate a vedere il IV° Festival di Musica Klezmer e Zingara, e assisterete alla mutazione anche voi. Basta attraversare corso Regina Margherita, oltrepassare il Cottolengo, entrare in un vecchio cimitero.