SEGUICI SU FACEBOOK E YOUTUBE

Giuseppe Culicchia - La Stampa - 21 luglio 2000

La ruota di un carro e un candelabro a sette bracci: niente di più efficace per simboleggiare due popoli come quello zingaro e quello ebraico, da tempo immemorabile accampati ai margini o ghettizzati nel cuore delle città d'Europa. E proprio su una delle strade che portano dal cuore di Torino ai suoi margini, nel cimitero sconsacrato al numero 28 di via San Pietro in Vincoli, si tiene in questi giorni “Vincoli Sonori”, festival di musica klezmer e zingara giunto al quinto anno di età e dunque ancora bambino e destinato a crescere e a darci molte soddisfazioni.

Kofuma scoprì il festival la passata stagione grazie ai violini scatenati e malinconici dei russi Loyko, e da allora ha deciso che i festival di musica klezmer e zingara fanno per lui. Il bello dei festival di musica klezmer e zingara è che uno ci può andare anche se non ha idea di che cosa siano la musica klezmer e la musica zingara, né ha mai pensato di comprarsi un cd o un minidisc o un lp o una cassetta o un 78 giri di musica klezmer o di musica zingara. La musica klezmer e la musica zingara si imparano e si capiscono e soprattutto si amano in genere al primo ascolto: a meno che non si sia sordi, naturalmente. Fin dai primi accordi dei violini klezmer, infatti, è chiaro come quelle note abbiano attraversato lo spazio e il tempo provenienti dagli allora popolosi ghetti delle città dell'Est, russe, polacche, ungheresi, ceche, slovacche, rumene, tedesche, austriache, estoni, lettoni, lituane. Città dove tra le strette stradine riservate ai giudei si parlava lo yiddish, lingua bastarda e grande produttrice di storielle, capace di arricchirsi di vocaboli rimasticando quelli delle lingue del posto allo stesso modo in cui la musica klezmer (parola che in ebraico indica lo strumento musicale, e in yiddish la musica popolare) era capace d’arricchirsi di sonorità rimasticando quelle delle musiche (sempre del posto). Un simile carattere onnivoro informa da sempre anche la musica zingara, caratterizzata dalla necessita dei suonatori di viaggiare leggeri (storicamente, per sfuggire ai vigili urbani dell'epoca, di solito dopo aver svaligiato le abitazioni vicine all’accampamento) e perciò prodotta spesso e volentieri con strumenti di fortuna, in ogni caso di limitate dimensioni: viaggiando da una città all'altra i musicisti entravano in contatto con robe tipo il flamenco e la czarda, e ovviamente rubavano pure quelle. Questa sera, nell'ex cimitero, suoneranno Les Yeux Noirs: tosti zingari francesi con un'energia senza pari, e dunque da non perdere. Per arrivare a destinazione, nel caso non foste degli esperti in cimiteri sconsacrati, prendete come punto di riferimento piazza della Consolala, tagliate corso Regina e buttatevi fiduciosi nel mezzo del Cottolengo. Poi la musica vi rapirà.