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Edoardo Fassio - Folk Bulletin - novembre 2004

Esordiva nell'estate del 1996 la rassegna Vincoli Sonori, creatura prediletta dell'associazione torinese Sfera Culture, con l'intento di proporre suoni e sensazioni degli universi paralleli zingari e klezmer. Una scelta lungimirante, maturata in un periodo in cui queste tematiche stavano uscendo da ambiti specialistici, riservati ad un numero esiguo di praticanti e di studiosi, per affacciarsi con piena dignità sulla multiforme scena della musica tradizionale.

L'attenzione per le "altre" culture è un indubbio prodotto della fine del bipolarismo est-ovest in Europa e del crollo della cortina di ferro, sebbene vada ricordato che la definizione generalista di World Music sia inconsapevolmente discriminatoria: l'industria musicale angloamericana è il centro; il resto, le periferie a cui si vuole ridare dignità, è "il mondo". Anche lo stesso festival, negli anni, è migrato dalla città alla provincia: le prime edizioni erano ospitate nell'area ricavata da un ex cimitero nel centro storico di Torino, intitolata a San Pietro in Vincoli. Di qui l'allusione contenuta nella denominazione originaria, che non è stata cambiata anche quando la sede si è trasferita in piazza San Donato, il suggestivo "salotto" di Pinerolo, a una quarantina di chilometri dal capoluogo. L'internazionalizzazione degli umori gypsy e klezmer ha posto d'altronde il pubblico di fronte ad interpreti non solo dell'Europa orientale, ma provenienti da tutto il mondo; così sapienti artigiani italiani e francesi del jazz manouche creato da Django Reinhardt hanno diviso il cartellone con artisti albanesi, magiari e serbi, ma pure con i superbi Klezmatics newyorkesi o con l'irresistibile "pianoriental" dell'algerino Maurice El Medioni, tra boogie, rumba ed esternazioni da café chantant. Emblematica l'edizione 2004, dominata dall'americana Klezmer Brass Allstars. Uno spettacolo allo stesso tempo meticoloso e scapestrato, e un'occasione per constatare come il revival oltre oceano delle sonorità ashkenazite abbia già il suo supergruppo. L'infaticabile trombettista Frank London e le altre cinque stelle, gente avvezza anche al jazz d'avanguardia, hanno evocato l'epopea di una leggendaria "Shikere Kapelye" (letteralmente "orchestra di ubriachi"), fanfara del 19° secolo originaria di Odessa responsabile, pare, della cattiva reputazione dell'intera categoria dei klezmorim. La conclusione era invece dedicata alle radici primordiali dei nomadi Rom, protagonisti i Dhoad Gitani del Rajasthan, nel nord-ovest dell’India, in un set affascinante che includeva lo strumentismo rajasthano, il canto qawwali pakistano, la tradizione dei cantastorie indù e figure di danze sapera. La storia continua, si capisce. Si sta già preparando, in scaramantico silenzio stampa, la decima edizione che si terrà nel luglio 2005, quando la fortunata manifestazione raggiungerà cifra tonda.